Saag KG, Petersen J, Brandi ML, et al. N Engl J Med 2017;377:1417-1427.

ROMOSOZUMAB O ALENDRONATO PER LA PREVENZIONE DELLE FRATTURE IN DONNE CON OSTEOPOROSI

BACKGROUND: romosozumab è un anticorpo monoclonale che si lega e inibisce la sclerostina, aumenta la neoformazione ossea e reduce il riassorbimento.

METODI: sono state arruolate 4093 donne con osteoporosi e una frattura da fragilità e assegnate in maniera randomizzata 1:1 a ricevere in cieco una somministrazione mensile sottocutanea di romosozumab (210 mg) o una somministrazione orale settimanale di alendronato (70 mg) per 12 mesi, seguita da un trattamento in aperto con alendronato in entrambi i gruppi. Gli end points primari erano l’incidenza cumulativa di nuove fratture vertebrali a 24 mesi e l’incidenza cumulativa di fratture cliniche (non vertebrali e vertebrali sintomatiche) al momento dell’analisi primaria (prestabilita dopo che si fossero verificate fratture cliniche in più di 330 pazienti). Gli end points secondari erano l’incidenza di fratture non vertebrali e femorali al momento dell’analisi primaria. Gli eventi cardiovascolari seri, l’osteonecrosi della mandibola e le fratture atipiche sono stati sottoposti a valutazione specifica.

RISULTATI: dopo 24 mesi è stata osservata una riduzione del rischio di nuove fratture vertebrali del 48% nel gruppo trattato con romosozumab- alendronate (6.2% [127 di 2046 pazienti]) rispetto al gruppo trattato con alendronate-alendronate (11.9% [243 di 2047 pazienti]) (P<0.001).

Le fratture cliniche si sono verificate in 198 su 2046 pazienti (9,7%) nel gruppo romosozumab-alendronato rispetto a 266 su 2047 pazienti (13.0%) nel gruppo alendronato-alendronato, questo significa una riduzione del rischio del 27% con romosozumab (P<0.001). Il rischio di fratture non vertebrali è risultato il 19% inferiore nel gruppo romosozumab-alendronato rispetto al gruppo alendronato-alendronato (178 su 2046 pazienti [8.7%] vs. 217 su 2047 pazienti [10.6%]; P=0.04), e il rischio di fratture di femore inferiore del 38% (41 su 2046 pazienti [2.0%] vs. 66 su 2047 pazienti [3.2%]; P=0.02). Complessivamente gli eventi avversi e gli eventi avversi seri erano equamente distribuiti nei due gruppi.

Nel corso del primo anno, è stato osservato un numero maggiore di eventi cardiovascolari seri aggiudicati positivamente con romosozumab piuttosto che con alendronato (50 su 2040 pazienti [2.5%] vs. 38 su 2014 pazienti [1.9%]). Durante la fase in aperto con alendronato, sono stati osservati e aggiudicati casi di osteonecrosi della mandibola (1 caso nel gruppo romosozumab-alendronato e 1 caso nel gruppo alendronato-alendronato) e fratture atipiche (2 casi e 4 casi, rispettivamente).

CONCLUSIONI: in donne in post menopausa con osteoporosi che sono ad alto rischio di frattura, il trattamento con romosozumab per 12 mesi seguito da alendronato ha determinato una riduzione significativa del rischio di frattura rispetto all’alendronato da solo.

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